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Luciano Scalzotto

Definire le opere di uno scultore, definire i contorni di ciascuna è impresa ardua, come arduo è ricavare, oltre la pura didattica indicativa, un sistema in cui ciascuna scultura abbia il suo posto.

L’artista, in quanto uomo, ha bisogno della sua esperienza, del suo mestiere, dei suoi materiali, e anche del suo sentire e del suo vivere, in una parola di tutta la sua umanità, in cui confluiscono i predecessori, i maestri, la storia e le personali aspirazioni e conquiste.

Il filo che lega queste parti è un fatto storico, che mentre esclude un determinismo di natura meccanica, implica da parte di ogni artista una scelta fondata su ragioni di cultura e di gusto. La scelta stessa della materia (legno, creta, bronzo o marmo) presuppone l’aspirazione da parte dell’artista a determinati risultati.

Luciano Scalzotto è un artista il quale non esclude mai questo ipotetico filo e non dimentica che l’arte è spontanea e fantastica insieme. La sua, altresì, è una ricerca continua del nuovo, per arrivare ad una comprensione e ad una spiegazione delle componenti che costituiscono la complessità del termine “arte”.

Nell’opera di Scalzotto, la pietra, il legno, il metallo, non vanno intesi nella loro materialità fisica; essi sono i necessari mezzi espressivi dell’intuizione, e inscindibili dalla intuizione stessa nella creazione artistica. Al di sopra delle distinzioni dei mezzi espressivi, tutte le creazioni di Scalzotto abbracciano indistintamente il reale, l’irreale e la perfetta costruzione plastica, attuando, così, in esse la sintesi di intuizione ed espressione.

Nelle sculture di Scalzotto la materia e la forma sono perfettamente integrate attraverso una ricerca dell’espressività con riferimenti al neoclassicismo e, invero, riscontriamo in alcune opere - le figure di donna ad esempio - la corrente realistica ove ,’artista raggiunge momenti di maggiore autenticità poetica.

La tecnica, il gusto e la fantasia di Luciano Scalzotto si completano in una raffinatezza di esecuzione che, a dirla con i Tasso: “meravigliosi d’arte e di lavoro”, si esplica nel suo intimo amore per la materia.

Andrea Barretta

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Luciano Scalzotto è nato a Tripoli, da genitori italiani, il 9 settembre 1946. Viene in Italia nel 1970, stabilendosi con la sua famiglia a Brescia dove lavora e svolge la sua intensa attività artistica.

La scultura è stata una scelta istintiva e giudica la figura il mezzo sublime ed insostituibile per ricevere e restituire all’uomo le tensioni, le angosce, il timore, la speranza. La sua più grande scultura (un metro e novanta centimetri di altezza) è in bronzo e raffigura Papa Paolo VI.

Il mondo artistico si è spesso interessato a lui, apprezzando la sua arte che ha avuto ampi riconoscimenti in alcuni Premi ai quali ha partecipato.
Tra questi:
- Premio Internazionale Gardone Riviera (1977)
- III Edizione Rassegna Dott. Luigi Bonomelli (Brescia, 1977)
- V Edizione Claudie Guindali (Cernusco Sul Naviglio,- Milano, 1977)
- IV Mostra Internazionale Moretto (Brescia, 1977)
- Premio Nazionale Rossi (Azzano Nella - Brescia, 1978)
- VII Edizione Internazionale Giuseppe Bazoli (Milano, 1978)
- Premio Città di Breno (Brescia, 1978)
- 1a Biennale Boniprati (Trento, 1978)
- IV Concorso Gruppo Amicizia (1978)
- Mostra di Scultura Castion Veronese (1981) dove ha conseguito il Primo premio con la seguente motivazione: “… per essere stato esemplare interprete di un’arte plastica di rara ed intensa espressività”.